Attualità

Missione compiuta per Comocuore: donati 25 defibrillatori. Con la storia meravigliosa di Eleonora

“Da 34 anni anni l’obiettivo della nostra associazione è la lotta all’infarto attraverso interventi per prevenire tra i soggetti più a rischio ma anche donando strumenti salvavita”. Con queste parole ha esordito Giovanni Ferrari, presidente di Comocuore, alla tavola rotonda che ha concluso la Missione Cuore 2019.

In questa occasione infatti l’associazione, insieme allo storico partner Intesa Sanpaolo, rappresentato dal direttore regionale Lombardia Gianluigi Venturini, ha donato 25 defibrillatori ad altrettante realtà del territorio lombardo.

Hanno ricevuto questo importante strumento diversi istituti comprensivi di Cantù, il Duomo di Como, il Comune di Asso ma anche i Carabinieri e la Polizia Stradale del capoluogo.

Defibrillatore di ComoCuore alla scuola professionale Cias

La tavola rotonda è stata anche l’occasione per aggiornare sulla situazione. Erano presenti infatti Guido Villa di Areu Lombardia, il direttore del 118 di Como Maurizio Volontè e l’infermiere Umberto Piccolo, specializzato nella formazione all’utilizzo del defibrillatore.

Villa ha spiegato che si verifica un arresto cardiaco ogni 1000 abitanti e che ogni anno ci sono 160mila infarti in Italia dei quali 12mila solo in Lombardia. A livello nazionale la media della mortalità si aggira intorno ai 20mila casi annui. D’altra parte è Piccolo a spiegare alla platea che tra i pazienti defibrillati la percentuale di salvezza si innalza al 90%.

“Gli ultimi due si sono verificati proprio questa domenica – racconta l’infermiere – Un caso a Maslianico dove la persona che si è sentita male è stata defibrillata da un passante prima dell’arrivo dell’ambulanza e un secondo in montagna, poco lontano da un rifugio”.

Tra i presenti all’evento anche il professor Peter Schwartz, direttore del centro per lo studio e la cura delle aritmie cardiache di origine genetica dell’istituto Auxologico Italiano, e il comandante provinciale dei Carabinieri di Como, Ciro Trentin.

I due sono legati dalla figlia del comandante, Eleonora, studentessa e nuotatrice all’Università del New Jersey. Proprio lì, mentre inseguiva il suo sogno da atleta, è stata bloccata dai medici dello sport che le avevano diagnosticato la “Sindrome del QT lungo”, una anomalia cardiaca. La famiglia non si è però arresa e ha deciso di chiedere un’altra diagnosi ad uno specialista, Schwartz appunto.

“Non c’era nulla – ha raccontato il medico – La ragazza era sana. In questi casi è fondamentale riuscire a distinguere un evento occasionale di quel valore specifico da una patologia. I medici sportivi giocano un ruolo fondamentale: possono salvare vite ma devono prestare attenzione a non spezzarle inutilmente”.

 

Commenta

la tua mail non sarà pubblicata